Nuove Uscite Philology Jazz

•September 2, 2011 • Leave a Comment

 

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Due nuove uscite Philology

•January 27, 2011 • Leave a Comment

 

MEMORIE DI STANDARDS

DI LIBERTO/COSSU/RUSSO

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CHALLENGE

EUGENIA MUNARI

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JAZZFRIENds for EMERGENCY su Rai International

•May 22, 2010 • Leave a Comment
 

Domenica 23 Maggio notte, dalle 0,20 in poi, verrà presentato  il progetto "Jazzfriends for Emergency" (prodotto dalla Philology Records) durante la trasmissione "Notturno Italiano" Su Rai International.

Questo il link per ascoltare la trasmissione
http://www.international.rai.it/raitalia.tv/programma.php?cat=13

http://jazzfriendsfestival.wordpress.com/jazzfriends-for-emergency/ per ulteriori info sul progetto

Ricordiamo a quanti volessero contribuire alla causa di Emergency, che possono avere il cd in omaggio facendo una donazione "minima" di 10 euro (che verranno devolute in toto ad Emergency) più 2 euro di spedizione (per ciascun cd ).
La donazione va fatta sul conto dell’
Associazione Culturale Eccetera
che provvederà poi a girare la somma ad Emergency
il conto corrente postale é

cc postale 65399917
Intestato all’ Associazione Culturale Eccetera
Come causale potete indicare
Donazione CD pro EMERGENCY

Una volta effettuato il versamento potete inviare la scansione della ricevuta all’indirizzo info@jazzfriends.it riusciamo a ridurre i tempi di invio.

Rosanna Fedele – “What is it For”

•May 13, 2010 • Leave a Comment

 

copertina copia

Back cover bianca nuova

Norberto Tamburrino – Reflection(s) On Monk

•April 14, 2010 • Leave a Comment

 


Philology – W 436.2 – 2009

Norberto Tamburrino
Reflection(s) On Monk
1. The Room Of Illumination
2. Out Of A Blue Reflection
3. The Latin Way Of Freedom
4. New Years Of Soul
5. Hearts in Expansion
6. Good Times Of Lucy (Song For My Baby)
7. Crepuscule With Nellie
8. Situazione Tipica Autunnale
9. All the things you are

Norberto Tamburrino – pianoforte, tastiere, effetti
J.d. Allen – sax tenore
Joseph Lepore – contrabbasso
Bruce Cox – batteria
Francesco Mariella – contrabbasso

web: www.philologyjazz.it
email: philology@philologyjazz.it
Phone : +39 733 236148
Fax : +39 733 271988
Mobile : +39 333 9659646

Reflection(s) on Monk

è il nuovo album del pianista tarantino Norberto Tamburrino, uscito nel 2008 per la Philology. Già dal titolo si può ben comprendere l’intenzione di omaggiare il grande Thelonious Monk, ma Tamburrino sceglie di farlo da un punto di vista del tutto personale, non rileggendo e reinterpretando banalmente i numerosi standard monkiani, ma piuttosto partendo dalla lezione e dall’eredità lasciata dal pianista per comporre e sviluppare i brani contenuti in questo interessante album. L’influenza del geniale musicista statunitense è stata fondamentale nell’approccio allo strumento di Tamburrino, come già si era potuto apprezzare nel suo precedente lavoro "Prigioniero del mare", album che vedeva protagonista la stessa valida formazione di questo naturale proseguimento fatto di sette brani originali, tutti a firma del leader, intervallati da una Crepuscule With Nellie eseguita in piano solo e dalla conclusiva All the things you are, in cui i quattro si spostano in questo caso in un terreno più vicino a Bud Powell.

Registrato in momenti diversi tra gli studi Newyorkesi e quelli della sua città natale Taranto, Tamburrino riesce a dar vita ad un album che si mantiene sempre vario e interessante, sia nei vari momenti di piano solo sia in quelli in quartetto, sfruttando sapientemente l’interplay ormai consolidato con i suoi compagni. Aiutato da una ritmica di assoluto valore formata dal contrabbasso di Joseph Lepore e la possente batteria di un eccellente Bruce Cox, il disco appare subito dalle svariate sfaccettature già dal brano di apertura: dopo un intro più intimo in cui risalta la bella voce del tenore di J.D. Allen colorata dai tasti di Tamburrino, il brano prende corposità e vigore dall’entrata sostenuta della sezione ritmica. La seguente Out of A Blue Reflection si rifà apertamente alla scrittura monkiana senza comunque mancare mai di una certa originalità. In The Latin Way Of Freedom il quartetto riesce sapientemente a miscelare sapori latini con quelli più convenzionalmente bop, mentre degni di nota sono anche i brani eseguiti in solitudine da Tamburrino in cui è completamente libero di esprimere le sue idee, o l’intensa Hearts in Expansion accompagnato dalle sole corde di Francesco Mariella.

Non solo un semplice omaggio al pianista statunitense dunque, ma un album davvero riuscito che strizza sì l’occhio al passato ma con una ragguardevole personalità.
Luca Labrini per Jazzitalia

Jazzfriends for Emergency

•April 12, 2010 • Leave a Comment

 

Un breve articolo su Musica Jazz di Aprile, relativo al cd realizzato da www.winitalia.com e PhilologyJazz il cui ricavato è tutto devoluto a www.emergency.it ( per ordinare il cd scrivere a info@jazzfriends.it ).

musicajazzaprile2010web

House of Art Rasul Siddik | Philology Jazz Records (2009)

•April 11, 2010 • Leave a Comment

 

By Clifford Allen

Clifford Allen wishes he could’ve shared a loft at 27 Cooper Square in 1966.
More about Clifford.

The idea of playing free within a set of modes or changes is certainly nothing new in the world of creative music, but it can still be striking when a musician talks about following in the footsteps of Charlie Parker or Max Roach as such. To hear music like that of Paris-based trumpeter Rasul Siddik and his Now! Artet is an instant reminder of how truly vanguard playing can exist in timeworn formats.

For House of Art‘s seven original pieces, the Artet consists of drummer John Betsch, saxophonist Ghasem Batamuntu, bassist James Lewis and either Bobby Few or Katy Roberts on piano. "Impulse" begins with a taut and condensed Betsch solo, a thematic improvisation presaging the theme. Siddik’s head arrangement, lilting but reared back, is reminiscent of the Sonny Simmons-Barbara Donald juggernaut, his terse, throaty and fragmented cry skittering across Roberts’ chordal outlines and rhythmic rejoinders. Where Siddik is thin and loose, Batamuntu’s soprano empties with arpeggiated flurries and concentrated flame. An insistent vamp and churchy head is placed alongside airy rhythms on the title track, which quickly morphs into dissonant blats, Siddik and Batamuntu trading crunched and sputtering volleys.

The addition on two tracks of volcanic and encyclopedic pianist Bobby Few is of particular note. His ominous poise and deep gospel-Romantic superimpositions turn ears on the ballad "Shirley’s Delight." In fact, the inclusion of a chordal instrument tempers what might otherwise move headlong into free-for-all territory. Closing with "Traveling East," percussionist Rai Bonini augments the group, a simple processional theme fleshed out with little instruments, pinched brass and soprano snaking through a meaty walk. It’s taken three decades for Siddik to release a leader date and the wait has been well worth it.

Track listing: Impulse; House of Art; Shirley’s Delight; Hop Jumpin’; Song for Tomorrow; Evidence of Bliss; Travelling East.

Personnel: Rasul Siddik: trumpet, flugelhorn, percussion, bamboo flute, ney; Ghasem Batamuntu: tenor and soprano saxophones; Katy Roberts: piano (1, 2, 5); Bobby Few: piano (3, 4); James Lewis: bass; John Betsch: drums; Rai Bonini: percussion, birdcall (7).
Style: Modern Jazz

Visit Rasul Siddik on the web.

On the Line Dino – Acquafredda Quintet

•April 10, 2010 • Leave a Comment

 

On the Line
Dino Acquafredda Quintet | Philology – distr. IRD (2009)

di Roberto Paviglianiti

Sul suo profilo MySpace Dino Acquafredda si definisce come «un ragazzino di 50 anni». E per certi versi non possiamo dargli torto, perché i brani contenuti in On the Line, l’esordio a suo nome dopo una nutrita serie di collaborazioni, sprigionano la brillantezza e la fantasia tipiche dell’età fanciullesca.

Ma Acquafredda si rivela – anche e soprattutto – chitarrista di classe, preparato sotto il profilo stilistico e pronto a restituire emozioni che vanno oltre il mero tecnicismo. In tal senso è evidente la sua bravura nel saper trascinare il quintetto sia nelle situazioni torrenziali ("Urban Heat") che nello smorzare i toni quando c’è da invogliare alla riflessione ("For My Love").

Ad affiancarlo in questa avventura in studio alcuni interpreti di indubbio valore, tra i quali va segnalata la prova di Daniele Scannapieco al tenore e del pianista Davide Santorsola, per l’intensità espressiva dei loro interventi.

L’album si mantiene per tutta la sua durata – oltre un’ora, dove sono raccolti dodici originali firmati dal leader – su dei buoni livelli formali, grazie in particolar modo al fraseggio limpido e alle linee melodiche molto ben definite prodotte dalla band, in un’ambientazione sonora votata alla bellezza e dove non trovano spazio grinze e situazioni del tutto impreviste.

Visita il sito di Dino Acquafredda Quintet.

Valutazione: 3 stelle

Elenco dei brani:
1. On the Line; 2. Urban Heat; 3. Evidence; 4. Guardian Angels; 5. Good Lady; 6. Still; 7. Are You the Blues?; 8. Vision; 9. Moon Lite; 10. For My Love; 11. The Well; 12. Lotus Land.

Musicisti: Dino Acquafredda: chitarra; Daniele Scannapieco: sax tenore; Davide Santorsola: piano; Aldo Fusi: basso, Sergio Acquafredda: batteria.

Recensioni: Pino Russo – “Darn that dream “ – Philology W 399 2

•April 9, 2010 • Leave a Comment

– Recensione su: Cadence – The Independent Journal of Creative Improvised Music – New York, Gen/Feb/Mar 2010 – pag.128
Pino Russo – Darn That Dream, Philology

Pino Russo in his debut recording gives us something special on Darn That Dream. It is about an hour of solo acoustic, nylon-string guitar recorded in one sitting, “live at home” without any audience but the player and his two-track tape. The guitar is closely miked, so every nuance of sound is audible, from harmonics and muted bass string thumps to the scraping on the body of the instrument. Russo plays a nice mix of standards from Django, Monk, Van Heusen and others, as well as three originals that fit in well. His work reminds me most of Jim Hall, and, when he swings, to the gentler side of Joe Pass. But like Sonny Rollins, he also has a love of quotation, as in the way he slips a bit of Rodrigo into his take on Corea’s “Spain.” The whole of Darn That Dream has a gentle, late-night kind of vibe, swinging easy, and is well worth searching out for any lovers of guitar.  (Phillip McNally)

– Recensione su: AXE – Periodico per chitarristi n°150 di febbraio 2010

Pino Russo – Darn That Dream (Philology)
Pino Russo è un musicista di consolidata esperienza con alle spalle numerosi riconoscimenti. Tra questi, quelli di miglior chitarrista nell’edizione 2009 del Premio Massimo Urbani. Il suo recente Darn That Dream, edito dalla Philology, conferma le sue qualità di chitarrista versatile rispetto agli opposti confini del jazz e della musica classica. Il primo versante è certamente testimoniato dalle scelte dei brani e dalle improvvisazioni, il secondo dalla tecnica. Pino Russo usa la chitarra classica e la sua tecnica riflette i suoi studi di Conservatorio. Il programma proposto spazia tra le famose Spain di Chick Corea, le latine Brasil, Mas Que Nada, gli standard come ‘Round Midnight, Darn That Dream, Nuages, la metheniana Last Train Home, e le sue composizioni Marea, Furore e Belem.

Le qualità di Russo sono senza dubbio la pulizia ritmica, la tecnica sulle ritmiche latine (ottimo l’uso dei bassi), la pienezza del suono (il CD è registrato in diretta e in perfetta solitudine a casa dell’autore) e, per chi apprezza questo genere di cose, la mancanza di ipocriti sperimentalismi, dissonanze forzate o eccessi armonici. Senz’altro un ottimo acquisto per coloro che vogliono ascoltare un buon jazz con la sonorità della chitarra classica e nello stesso tempo rilassarsi in un’atmosfera romantica mantenendo comunque alto il livello di qualità della propria collezione di CD. (G. Valli)

– Trasmissione Radio Battiti di Pino Saulo in onda su Radio Rai 3 (01 Ottobre 2009) (www.radio.rai.it/radio3/battiti)
"Battiti" è un programma di Pino Saulo con Nicola Catalano, Ghighi Di Paola e Antonia Tessitore.
Durante la trasmissione del 01 ottobre 2009, è andato in onda il brano “Spain” tratto dall’album “Darn That Dream” edito dalla Philology Jazz Records.
Il file è disponibile nell’archivio del sito all’indirizzo http://www.radio.rai.it/radio3/podcast/lista.cfm?id=3030 (Battiti del 01/10/2009).

– Recensione su: Il Manifesto di Sabato 19 Settembre 2009 (supplemento Alias)
Pino Russo – Darn That Dream (Philology)

Ecco un disco strepitoso grazie a rare semplici virtù: padronanza del mezzo, gusto dello stile, conoscenza del passato, senza per questo adeguarsi a inutili revival. L’appartato jazzman torinese offre un album onirico per sola chitarra (classica), tra “originals” (Belem, Furore, Marea) e sette standard fra Monk, Metheny, Django e Corea, Barroso e Jorge Ben: insomma un solista dalle magiche evocazioni, soffice nella melodia, delicato nel fraseggio, memore di Jim Hall, Joe Pass, Wes Montgomery: Darn That Dream “poetico, minimalista, virtuoso”, per usare le parole di Paolo Piangiarelli che riassumono esemplarmente un’arte improvvisativa maiuscola (G. Michelone.)

– Recensione su: Chitarre n° 282 – Agosto 2009
Pino Russo
Darn That Dream
Philology Jazz
In questo cd la chitarra classica ha movenze jazz, anche se nel senso non proprio tradizionale del termine. Infatti il jazz è presente nei numerosi titoli che scorrono nel lavoro con brani di Monk, di Metheny, di Reinhardt e di altri, ma è sempre riletto con un tono acquarellato, sobrio e in punta di piedi, nella ricerca di un ponte ideale di collegamento tra chitarra classica, latina ed espressione jazz. Anche “Spain” di Chick Corea è introdotta citando il “Concerto di Aranjuez” con tanto di tremolo.
D’altra parte, siamo comunque di fronte a un chitarrista jazz e questo conduce all’inevitabile reinterpretazione dei brani, alla riarmonizzazione, all’inserimento di cellule di improvvisazione anche in solo.
Il cd è stato registrato in diretta su due tracce e senza interventi successivi, in seguito alla vittoria come primo classificato al Premio “Incroci Sonori”: un bel riconoscimento per un chitarrista che in ogni caso ha già un ampio bagaglio di esperienza, e che insegna al Conservatorio di Alessandria e presso il Centro Jazz di Torino.
Capacità e tecnica sono al servizio dell’espressione, e alcune composizioni originali completano un bel disco, immediato e di ampio spettro musicale.
Giovanni Palombo

Recensione del CD "Darn That Dream" sul sito http://www.online-jazz.net   nella pagina "Recensioni" (Maggio 2009):

Pino Russo – “Darn that dream “ – Philology W 399 2 (a cura di Gerlando Gatto)
"Grande tecnica ma sempre al servizio delle proprie necessità espressive, gusto raffinato ed elegante, perfetta conoscenza di quanto la chitarra abbia saputo esprimere in campo jazzistico, nessuna voglia di stupire ma solo l’urgenza di comunicare attraverso la musica: queste le doti principali che emergono dall’ascolto di “Darn that dream” , album d’esordio del chitarrista Pino Russo, vincitore ex aequo con il pianista Francesco Marziani, della settima edizione del Premio Incroci Sonori di Moncalieri Jazz 2008.
Come ci spiega Paolo Piangiarelli nelle note che accompagnano l’album, la registrazione è stata effettuata “in casa” subito dopo la vittoria di Moncalieri e viene pubblicata dalla Philology senza editing, correzioni o tagli come fosse una lunga , ininterrotta live performance .
Il risultato è francamente sorprendente innanzitutto perché, come si accennava, si tratta di un debutto discografico , in secondo luogo perché Russo ha scelto la via forse più difficile vale a dire quella della solo performance, in terzo luogo perché, anziché ricorrere solo a proprie composizioni, in quanto tali,non confrontabili, ha scelto di misurarsi con pezzi celebri già eseguiti da altrettanto celebri musicisti. Così possiamo ascoltare, tra gli altri, “Spain” di Chick Corea, “Round about midnight” di Monk, “Last train home” di Pat Metheny, “Nuages” di Django Reinhardt, unitamente a tre sue composizioni.
Russo se la cava in maniera egregia evidenziando una straordinaria facoltà di “entrare” in ogni pezzo per coglierne l’intima essenza: per averne una conferma si ascolti con attenzione “Nuages” , forse una delle interpretazioni più riuscite dell’intero album. (G.G.)"

– Programma Radio Anima Jazz n° 352 (Maggio 2009)

per scaricare e ascoltare http://www.animajazz.it (cliccare sulla colonna a sinistra "animajazz n.352" per ascoltare la trasmissione all’interno della quale viene recensito il cd "Darn That Dream" e trasmesso il brano "Brasil" a metà circa).

Alice Claire Ranieri Quartet Every Song

•April 8, 2010 • Leave a Comment

Recensione di

http://www.jazzitalia.net/

1. Blue eyes (Lewis Taylor)
2. Every song (Andrea Frascaroli, adatt. Federico Garcia Lorca)
3. Medley: Soneto del amor obscuro (Andrea Frascaroli. / On green dolphin street (Bronilslau Kaper, Ned Washington)
4. The good life (Sasha Distel, Jack Reardon)
5. Good morning heartache (Dan Fisher, Ervin Drake, Irene Higginbotham)
6. Black Nile (Wayne Shorter, Alice Claire Ranieri)
7. Bewitched, bothered and bewildered (Richard Rodgers, Lorenz Hart)
8. Medley: King of Harlem (Andrea Frascaroli, adatt. Federico Garcia Lorca. / All blues (Miles Davis, Oscar Brown Jr.)

Alice Claire Ranieri – voice
Andrea Frascaroli – piano, arrangements
Stefano Cesare – bass
Gianni Di Renzo – drums
Guest: Piero Masciarelliguitar on track 4

Un quartetto nato nel 2005 che si auto-presenta con modestia come un gruppo di amici/studenti (la sezione ritmica che accompagna Alice Claire è in realtà composta da elementi di provata esperienza), che "credono nella loro crescita collettiva, amano trascorrere il tempo insieme e perdersi nella gioia di suonare il jazz". Alice Claire Ranieri Quartet incide con la label Philology il secondo album, intitolato "Every song", omaggiando il Federico Garcia Lorca delle "primeras canciones" (1927) e proponendo i suoi versi, tradotti in inglese: "Every song is the remains of a love. / Every light is the remains of a time. A Knot of time. / And every sigh is the remains of a cry."

Alice Claire colpisce immediatamente per la sua voce melodiosa dalla timbrica fresca, che non suona già troppo sentita; non punta sulla potenza e sembra divertirsi senza sosta con lo scat. L’album si apre con una magnifica interpretazione di "Blue Eyes" (di cui è presente anche un video clip che ritrae la cantante in un misto di candore e voluttuosità), dove Frascaroli non si limita ad accompagnare al piano ed arrangia uno splendido pezzo, probabilmente la punta di diamante di tutto il cd, tratteggiando variazioni dinamiche della melodia. "Every Song" è invece speditissimo e vede alternarsi ai versi di Gracia Lorca, lo scat giocoso della cantante, con gli assolo raffinati di Cesare al contrabbasso e di Frascaroli al piano, fino a quello conclusivo del batterista Di Renzo. La terza traccia è un medley che lega elegantemente "Soneto del amor obscuro" di Frascaroli e lo standard "On Green Dolphin Street" in un’atmosfera noir che sfuma a tratti in tonalità più serene e consente alla voce della Ranieri di farsi più "femminile" dando un diverso colore all’interpretazione.

Passando per il mood spensierato di "The Good Life" (con l’intervento di Piero Masciarelli alla chitarra elettrica) e per quello rilassato e romantico di "Good morning heartache", si giunge all’attacco improvviso di "Black Nile" affidato allo scat scoppiettante della vocalist che crea anche un testo semplice e breve giocando sui termini "blue" e "black". Il brano multiforme è eseguito in una versione "frizzante" e contiene un ottimo assolo di Cesare al contrabbasso che disegna melodie per certi versi contrastate dagli accordi ripetuti al piano da Frascaroli. Lo standard romantico e sognante "Bewitched, bothered and bewildered" ci mostra una Ranieri dolce ed emozionante che non teme il confronto Ella Fitzgerlald e tante altre interpreti da cui lo abbiamo ascoltato. Il lungo assolo di Di Renzo alla batteria avvia invece il medley che chiude l’album: apre con un "canto/parlato" dai tempi mutevoli Alice Claire ed è poi il piano di Frascaroli a presentarci la melodia di questo "King of Harlem" da lui composto su ispirazione dei versi di Garcia Lorca. Dopo un lungo spazio lasciato a piano e contrabbasso, la Ranieri interpreta con tutta la sua carica blues le parole che Oscar Brown Jr. scrisse sull’ultima strofa di "All Blues" di Miles Davis, rendendole, ancora una volta, nuove e personali.
Laura Mancini per Jazzitalia